domenica, 24 febbraio 2008, ore 21:05
scarabocchiato da myto in ricordi

...allora: innanzitutto il tabacco ve lo lascio tutto; il vino quasi tutto, tanto a me ne basta poco 'per', ma...Venere no, eh lei no, per favore non me l'allontanate.
Ma scherziamo?
La nostra è una grande amicizia.
La conobbi in terza elementare e, come fa sempre lei, si presentò sotto altre forme: un bambino di quinta, moro e bellissimo. Eravamo a vedere un film (ricordo ancora la colonna sonora) e lui mi scioglieva in continuazione il fiocco del grembiulino bianco. Io mi giravo e gli dicevo "La vuoi smettere?", per tutto il film non facemmo altro, ma conservo ancora viva l'intensità di quei suoi gesti e delle mie parole.
Da allora siamo diventate grandi amiche; mi è sempre stata accanto; i miei momenti più dolorosi li ho superati grazie a lei; quelli magici me lo sono goduti fino in fondo, con lei alle spalle, che si congratulava con me.
A volte (questo lo devo dire), è stata un po' invadente e mi è stata vicino, troppo vicino, anche quando non ce n'era proprio bisogno. In quei casi ho fatto una gran fatica per allontanarla. Comunque, per fortuna, non si è mai offesa ed è sempre tornata.
Insomma, una grande amicizia.....ora, però siamo in crisi. Momentaneamente separate.
Non so se telefonare o mandare un sms.
Forse basta questo post.

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lunedì, 01 ottobre 2007, ore 06:15
scarabocchiato da myto in ricordi

Ci sono stati tempi in cui Oggi era il nostro primo giorno di scuola, per tutti da Gela a Bressanone,
Un'emozione condivisa: erano i tempi dell'Italia unita....

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martedì, 04 settembre 2007, ore 17:01
scarabocchiato da myto in ricordi, scuola e dintorni

Ieri primo giorno di scuola e.... scusate signori prof., ma i lavori ai cessi (ovviamente non sono stati chiamati così) non sono ancora finiti, quindi tutte le riunioni (ve le raccomando!) saranno fatte alle elementari.
Bene, meglio, sono più belline, ma io avevo bisogno di rigirarmi nella mia sala prof. , nella biblioteca... insomma volevo concentrarmi nei luoghi dove parlerò, urlerò, riderò, mi stupirò ( eccetera eccetera ) durante l'anno.
Arrivo ai cessi.
Per me sono fondamentali, per tanti motivi che scriverò un'altra volta; ora mi concento su quelli scolastici.
Il primo ( quello della scuola materna) non me lo ricordo, quindi, forse, non c'era.
Era una chiesa e la maestra una suora. Noi bambini si stava a sedere nelle panche e si scriveva (io sono andata in prima che scrivevo e leggevo come una grande:vedrai, non c'era altro da fare!).E i giochi? C'erano, c'erano: tutti belli allineati in una vetrinetta al lato (destro) dell'altare, chiusi a chiave. Non ne ho mai toccato uno. Ho tutti i motivi di credere che i gabinetti non ci fossero. Forse la pipì la si faceva in qualche angolino del cortile e la cacca, quella no la ci si teneva.
Ho fatto le elementari nelle mitiche baracche verdi dell'Isolotto: due aule per baracca e cessi alla turca, con la stufa in mezzo e una panca per chi, spontaneamente o no, era fuori dalla classe. Non ricordo nulla di speciale su tali cessi, mentre ricordo bene la panca dove mi accasciavo con un forte mal di testa,regolarmente, una volta ogni quindici giorni quando la mitica Micheloni diceva "Ora bambine vi do l'albumino e si fa bella calligrafia!" Peccarità: penna, pennino, calamaio, lettere arzigogolate... via! con il mal di testa e fuori di classe a tenermi le mani sul capo (era ovvio che la Miche sapeva la verità,ma la un mi diceva nulla, perchè ero tanto brava in tutto il resto!)
Così come per la materna, anche i cessi delle medie non sono nei miei ricordi, perché in quell'ambiente allucinante in piazza Pitti non ci si rendeva neanche conto se la ci scappava o no. Si studiava come dei pazzi: compiti e interrogazioni e basta, latino a sfare, zitti come mosche. Naturalmente in un posto così le fughe strategiche al gabinetto non funzionavano, così io mi facevo direttamente venire a prendere dalla mia mamma (con l'autobus n°9) o dal mio babbo (con la vespa), dicendo sempre che avevo un gran mal di stomaco.Fingevo, ma un giorno i miei (che s'erano rotti di quei viaggini) mi condussero da un chirurgo, che mi operò all'istante togliendomi l'appendice ed ogni scusa per farmi portare a casa.
Alle magistrali, finalmente, cominciai ad usare i cessi (anzi il cesso, perché era sempre lo stesso) nel modo più adeguato all'età: ci andava a fumare ad ogni cambio di ora, prima e dopo ogni compito, a tirarsi su le gonne sempre troppo lunghe con le quali le nostre mammacce ci facevano uscire, a truccarsi, a piangere perché quello stronzo non ci aveva telefonato e via dicendo.
Conservo ricordi splendidi di quell'angolino in cui si andava in tante e nel quale non avremmo mai e poi mai fatto pipì.
I cessi dell'università non li ricordo: tante sedi, vecchie, fatiscenti:meglio il bar.
Sorrido, invece, a ripensare ai bagni delle elementari, mio luogo di lavoro per 34 anni.
Le maestre ci vanno sempre di corsa, dopo aver fatto un milione di raccomandazioni "boni, zitti, non vi alzate...", poi fanno a malapena a tempo a tirarsi giù le mutande, che alla porta c'è già un meraviglioso nanerottolo che ti dice "mae, io ho già finito l'esercizio, e ora?" "Vengo, vengo!" urlano le poverette e pensano "Vabbé, la fo a casa".
Chiudo con il ricordo più bello.
Insegnavo a Scandicci e un giorno, davanti al naso moccoloso di una bambina, scappai al cesso a vomitare. al mio ritorno dissi alla mia collega "Ma che schifo quella bimba!" e lei mi rispose "Sì, ha fatto un un po' effetto anche a me, te, però tu hai esagerato, secondo me tu sei incinta..." Dopo otto mesi è nata ADO.

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